Chi sono

Utente: istantdream
Nato da una relazione clandestina tra Concetta Mobili e il maestro Mazza, sono stato abbandonato ancora in fasce nello studio televisivo di "Ok, il prezzo è giusto". Allevato con grande dedizione da Mamma Iva, all'età di 5 anni conoscevo a memoria il costo esatto di lavatrici, frigoriferi e aspirapolveri. A 8 anni ero già segretario di redazione e a 10 autore testi. Il tormentone "cento!cento!cento!" l'ho inventato io. Dopo un feroce litigio con la mia sorellastra Anna Laura Ribas, a 12 anni decido di rendermi indipendente e firmo un contratto per lavorare a "La Ruota della Fortuna"(attaccavo le lettere dietro il tabellone). Animatore del pubblico a "Il pranzo è servito", pulitore della piscina a "Non è la rai", suggeritore per "Agenzia matrimoniale". Nutro una passione incondizionata per Maria Nazionale e Gianni Fiorellino. Attualmente impegnato nella produzione di un nuovo format televisivo: "Chi ha ucciso Nilla Pizzi?"

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venerdì, 14 dicembre 2007

LA TIVVU' DELLE RAGAZZE

Valentina ok

C’erano una volta i neomelodici napoletani. Tra un secchio di varechina e una scopa elettrica, le casalinghe del sud Italia trascorrevano intere mattinate collegate via etere con i loro beniamini, prima che Giorgio Mastrota gli rubasse la scena. Tutte le volte che non andavo a scuola per una finta febbre o un mal di pancia, stravaccato sul divano mi alienavo anch' io davanti a quei mostri catodici. Da sempre la mia preferita è Valentina il trans, meglio nota come Valentina “OK” dal titolo del suo unico successo discografico.

Valentina Ok

Valentina ebbe il coraggio di imporsi come personaggio trasgressivo in tempi in cui i transessuali non andavano di moda e Maria De Filippi ancora non veniva consacrata come regina della televisione. Valentina si contendeva con Cristina D’Avena il titolo di beniamina dei più piccoli i e se Gigi D’Alessio ha stabilito il record di ospitate ai matrimoni, Valentina in una sola domenica presenziava a 50 comunioni. Anche se le mamme e i papà conoscevano il “segreto”, nessuno aveva il coraggio di affrontare l’argomento scabroso con i bambini che continuavano ad illudersi che la loro cantante preferita fosse una donna, viste le tette e i capelli lunghi. Fino a quando in puntata ormai cult della sua trasmissione un ragazzo maleducato telefonò in diretta e rivelò a tutti di “aver fatto il militare” con lei. La showgirl scoppiò a piangere e le uniche parole che riuscì a dire tra le lacrime furono: “si nu figl e puttan”. Tutto questo accadeva prima dei Reality Show, prima di Vladimir Luxuria in Parlamento e prima che Lapo sdoganasse insieme alla cocaina i transessuali.


postato da: istantdream alle ore 15:00 | link | commenti (3)
categorie: cultura, televisione, icone
lunedì, 02 aprile 2007

Iconografia religiosa

lacosteFino ad un anno fa ero convinto di avere un debole per i cinquantenni. Mi piacevano tutti. (Non proprio tutti tutti). Nella mia testa ero già innamorato, bastava solo trovare il fidanzato.
Non cercavo uno strafigo alla Gorge Clooney, ma nemmeno un divorziato con figli e pancia gonfia. Una via di mezzo piuttosto, una persona affascinante e piacente, tipo il giornalista Franco Di Mare. Immaginavo ad occhi aperti la nostra storia d’amore, lui che la mattina mi sveglia con l’odore di dopobarba da cinquantenne, io che gli annodo la cravatta e gli stiro la sua camicia da cinquantenne. Ne ho esaminati diversi, mosso da questa pericolosa perversione. Alla fine ho scelto Sandro: architetto, romano, brizzolato, occhi verdi, 178x72. L’ho frequentato per diversi mesi e si è rivelato un ottimo acquisto. Molte chiacchierate, buon sesso e tante cene a casa con gli amici, cinquantenni. Alla lunga abbiamo scoperto di avere esigenze diverse e la rottura è stata inevitabile. Mi ricordo che aveva una libreria stracolma di libri e cd, rigorosamente gay theme.
fabulousGrazie a Sandro ho scoperto l’esistenza di un vero e proprio movimento culturale omosessuale. Lui era ferratissimo in fatto di narrativa gay, film gay, canzoni gay e celebrità omosessuali. E’ capitato spesso che ci trovassimo a parlare di questi argomenti e io mi sentivo uno studentello all’interrogazione di Greco. L’unica differenza era che io mi scopavo il professore. Sandro conosceva a memoria la biografia delle più famose icone gay. “Davvero non sai chi è Dolly Parton?”.
Nella maggior parte dei casi si trattava di artiste morte suicida o comunque scomparse dalle scene per qualche problema di salute. Per quanto mi riguarda erano tutti dei grandissimi bluff.
Qualsiasi esperto di marketing capirebbe che dietro un’icona gay c’è un esercito di frocie alla ricerca di un’identità ed irrimediabilmente affetta da sindrome da shopping compulsivo. Un cantante normale che scompare dalle scene dopo un breve successo discografico, prosegue la sua carriera impiegato all’Enpals o se gli va bene alla Siae. Al contrario, un’artista che riesce in qualche modo a catturare il pubblico omosessuale e ad affermarsi come icona di stile ha la pensione assicurata. A ottant’anni i gay sarebbero pronti ad assistere ad un concerto del loro mito, anche nella più squallida delle balere di periferia. carrà
Ma come si diventa icona gay e perchè? Sandro ha una sua personalissima teoria in merito, maturata in tanti anni di fanatismo omosessuale, che suddivide queste icone in tre categorie: le disperate, i fenomeni da baraccone e le “vorrei ma non posso”.
Nella prima categoria rientrano le artiste maledette ovvero le depresse, le drogate, le psicopatiche, le borderline con tendenza al suicidio. Per fare qualche esempio: Loredana Bertè, Gabriella Ferri, Mia Martini, Tina Turner, Wanna Marchi, Viola Valentino e Liza Minnelli.
C’è poi la categoria più affollata, quella dei fenomeni da baraccone passati alla storia per la loro rinomata stravaganza, non solo esteriore. Tra le tante: Wanda Osiris,  Moira Orfei, Silvana Pampanini, Gloria Gaynor,  Cher,  Sandra Milo, Donna Summer e Carmen Russo.
Infine le cosidette “vorrei ma non posso”, le migliori insomma, le top, le piu’ amate, imitate, posterizzate, invidiate a morte dai gay perché loro si e noi no.
madonna 1Lorella Cuccarini e Heather Parisi, perché tutti noi vorremmo saper fare le loro spaccate.
Mina, perché la sua voce nemmeno con l’operazione ai genitali.
Marylin Monroe, per un’unghia della sua femminilità.
Audrey Hepburn, per la sua classe.
Le ragazze di Non è la Rai, tutte, per il loro talento innato a sgallinare.
Alice ed Helen Kessler, per il loro superbo stacco di coscia.
Jacqueline Kennedy, per la sua impeccabile acconciatura.
Lilli Gruber, per il sensualissimo birignao.
Moana Pozzi, per il suo coraggio.
Barbie, per il suo muscoloso boyfriend.
Raffaella Carrà, per la sua versatilità
At last, but not at least Veronica Louise Ciccone, in arte Madonna, perché lei è, è stata e sarà sempre tutte queste cose insieme.
 

postato da: istantdream alle ore 20:51 | link | commenti (5)
categorie: cultura, cult, icone, omosessualità, celebrity
venerdì, 12 gennaio 2007

Titoli di testa

Non sono uno di quelli che odiano la televisione. Non sopporto lo snobismo di una certa intellighenzia che attribuisce ai media la responsabilità della moderna decadenza culturale. Non credo nelle teorie sul proiettile magico e nemmeno in quelle sulla scatola dei malefici. Eppure stanotte avrei voglia di spegnere la corrente che alimenta questa farsa, distruggere tutte le telecamere che dirigono questo circo. Ma non posso farlo purtroppo. Perchè è il mio lavoro. E mi da da vivere. Devo sforzarmi di comunicare l'immagine migliore di un ridicolo soggetto che si gratta le palle.

Chiamo l'audio dell'ambiente, stacco la remotata 2,  metto a fuoco con la presidiata 1 ottenendo la giusta inquadratura che chiarisca che il soggetto non si sta masturbando ma solo grattando le palle. Tutto questo domani andrà in Tv. Ma io non odio la televisione. Solo che non la capisco.


postato da: istantdream alle ore 01:52 | link | commenti (3)
categorie: cultura, trash, televisione