Devo dire che questo video non ha niente da invidiare al classico filmino del matrimonio tanto di moda tra gli eterosessUati. Manca solo Davide Menghacci, ma per il resto il copione è lo stesso. La preparazione, l'arrivo degli sposi, gli invitati vestiti male, lo scambio degli anelli, le lacrime, etc.etc. Chissà se il parente di terzo grado se la sarà presa per non essere stato invitato. Migliore attrice non protagonista la testimone dello sposo e il suo improbabilissimo cappello. Auguri e figli maschi!(?)
Manuel, napoletano, studia Scienze della comunicazione da ben 9 anni, mentre Dario è un architetto abbastanza noto nel suo ambiente e decisamente benestante. Il loro nido d’amore è un trionfo di quadri erotici, divani in pelle e librerie, ed è l’unico posto abitato da gay in cui non ho rinvenuto nemmeno un tavolino di Ikea.
mi ha fatto perdere tutti gli amici, in una Milano moderna ma non abbastanza, e ho imparato a indossare la maschera dell'eterosessualità. Finché non ho detto la verità alla mia famiglia e sono stati anni di sereno variabile, accanto a un ragazzo che è ancora oggi insieme a me. Poi all'improvviso è arrivato il successo televisivo che tanti ragazzi della mia età sognano. La maschera è stata spolverata e reindossata con cura, con la complicità della mia famiglia. La mia verità avrebbe fatto male a tutti, alla carriera prima di tutto, ma anche ai miei cari e alla vita professionale del mio ragazzo. Solo che, questa volta, la maschera è più pesante da sostenere, a tratti quasi non ce la faccio. Dirlo o non dirlo agli amici, pregarli di non dirlo, scoprire che lo dicono, allontanarli mio malgrado, accompagnarmi a finte fidanzate, leggere allusioni qua e là nella stampa, percepire che gli altri percepiscono, sbagliarmi nel percepire. Ci ha pensato il destino, a farmi capire che non erano poi problemi così seri. Sono bastate due vodka di troppo a una festa in cui sono andato nella speranza di avere una foto in più sui giornali, e dalla quale sono uscito senza alcuna foto, ma hiv positivo. Adesso ho una maschera più spessa e robusta di quella che avevo. Soltanto il mio ragazzo, mia sorella e un amico conoscono la mia condizione. Ai miei genitori non ho detto nulla. Nulla agli amici, su suggerimento degli stessi medici. Sono passati 10 mesi, e ancora non sto bene. La bellezza su cui per tanti anni ho contato sta svanendo, lasciando il posto a una smorfia di dolore. E l'odio per me e la noia per la vita crescono inesorabilmente. Le persone che vedete in tv possono essere anche così. Disperate, deboli, umane, a pezzi, perdenti. Mi piacerebbe poterti dire chi sono. Mi darebbe forza. Reciterei per te, per quel poco che conta.